Viaggio nell’Antico Egitto

Viaggio nell’Antico Egitto

 

Piramidi

 

 

ROBERTO STANGA

2009 A RITROSO NEL TEMPO

Viaggio 
nell’Antico Egitto

 

Dedico

questo diario

di viaggio

agli amici con i quali ho effettuato assieme
il viaggio in Egitto,
ad Hoida, nostra accomapgnatrice turistica,
ed a mia moglie Serafina
con la quale, nel tempo, ho compiuto varie escursioni:
fra i monti, lungo le sponde del mare,
sopra le rive dei fiumi e fra le dune del deserto.

Insieme, osservando il motto latino:

Audaces fortuna iuvat
( La fortuna aiuta gli audaci )
_______________________________________

– Virgilio. Eneide, X , 284 –

abbiamo scoperto paesaggi e conosciuto persone
che durante tutta la nostra vita non dimenticheremo mai.

Escursioni – Storia – Folclore

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Racconti di viaggio

 

E G I T T O

Mappa Egitto

Mappa
Storico – Turistica
dell’ Egitto

LA PARTENZA

8 Novembre 2009 – mattino: Milano Aeroporto Malpensa.

Di solito, quando si deve effettuare un viaggio verso una località sconosciuta e si ha poca dimestichezza col viaggiare, il pensiero corre verso l’immaginario: non solo all’immaginario del luogo che andremo a vedere, ma anche all’insieme di quelle cose che ci accompagneranno durante l’avventura.
I pensieri che si accalcano nella mente generalmente sono: sarà un buon viaggio? Mi troverò bene?
Che tipo di gente si frequenterà? Il clima come sarà? Quali vestiti si debbono portare?
Poi, piano piano che si avvicina il giorno della partenza, questi pensieri in parte spariscono ed in parte si attenuano, mentre aumenta in noi la voglia di partire.
Il mattino dell’otto novembre, dopo una notte passata all’insonnia, alle ore quattro e venticinque minuti, davanti alla mia abitazione si ferma un taxi: E’ quello prenotato la sera prima da me e mia moglie, che ci porterà all’aeroporto della Malpensa, ove arriveremo entro mezz’ora, in un clima abbastanza freddino e piovoso.
All’aeroporto arriviamo puntuali sull’orario prefissato.
Ci sembra strano dovere partire per l’Africa, non tanto per la lontananza di quella terra, ma per il fatto di dovere effettuare circa cinque ore di viaggio in aereo, cosa che non c’era mai capitata.
In aerostazione, dopo avere acquistato i relativi biglietti e pagato il sovrappeso delle valigie, io e Serafina assieme ad altri suoi vecchi colleghi di lavoro, ci rechiamo nella sala d’ attesa per essere chiamati per la partenza.
Poco più tardi saliamo sull’aereo e decolliamo. Sono le ore 07.00 precise. Penso: siamo puntuali sulla tabella di volo.
Un po’ di malinconia mi coglie quando, spiccato il volo, vedo le case della nostra città che si allontanano e diventano sempre più piccole.
Sinceramente non ho alcuna paura di viaggiare in aereo, però, quando all’inizio ci si alza in volo, un po’ di fastidio allo stomaco lo sento. Percepisco d’un sol colpo l’accelerazione causata dalla spinta dei motori e provo come un grande vuoto d’aria dentro ed attorno a me.
Per un attimo mi irrigidisco.
Poi tutto finisce e ritorna il sorriso. Con esso anche la voglia di viaggiare.
A dire la verità, torna pure alla mente quello che è stato per anni uno dei miei sogni giovanili, consistente nel diventare un pilota d’aereo.
Fra poco sarò in terra d’Egitto. Farò nuove esperienze di vita, e, tramite questo paese, vedrò realizzarsi tanti sogni che accompagnano la mia fantasia fin da ragazzo, allorchè, all’età di otto anni, in terza classe elementare, sulla parte del libro che parlava della storia, notai per la prima volta le piramidi e quella figura un po’ bizzarra della sfinge.
Figure queste che ho sempre desiderato vedere e che mi ricordano le prime lezioni di storia apprese dal mio insegnante di quel tempo, persona molto seria, che oltre a farmi amare la cultura mi ha anche insegnato ad apprezzare, con una certa disciplina, il sapore e la realtà della vita. Oltre a questo personaggio, mi torna alla mente anche un mio amico di Bozzolo, Ugo, col quale, fin da fanciulli, fantasticavamo assieme sulla storia e l’archeologia di vari paesi, ma soprattutto sulla storia e l’archeologia dell’Antico Egitto.
Nelle pagine seguenti descriverò ed illustrerò quanto vedrò e percepirò da questo viaggio.

Essendo però la mia formazione mentale più matematica che letteraria, spero di riuscire a descrivere il tutto nel modo più esatto e comprensibile, alfine di trasmettere non solo le immagini visive, ma anche le sensazioni che si possono provare quando ci si reca in luoghi come quello in cui mi stò avventurando. Auguro a me stesso di sapere cogliere la sensibilità vivente di quei posti, di essere ricettivo alle impressioni più svariate di quel mondo e disporre anche un po’ di un certo spirito pionieristico.

ARRIVO IN EGITTO

8 Novembre – pomeriggio: Aeroporto Malpensa – Luxor

Il viaggio, seppur lungo, è abbastanza tranquillo. Si arriva all’aeroporto di Luxor alle ore 12.00 circa, con un sole splendido ed accaldante.
Qui, dopo avere sbrigato una piccola serie di impegni burocratici, quali la compilazione di due schede: una inerente il
passaporto per l’interno e l’altra relativa all’assegnazione del posto sulla motonave che ci ospiterà, saliamo su un pullman ove facciamo conoscenza con la nostra guida.
E’ questa una persona abbastanza giovane e di buon aspetto. Oltre ad essere laureata in storia dell’arte è laureata anche nelle lingue, per cui parla l’italiano molto bene anche se non è mai stata in Italia. Il suo nome è Hoda. Quando si rivolge a noi turisti ci chiama col nome di Odini.
Inoltre, seguendo spesso i programmi televisivi italiani, ha conoscenza anche della attuale realtà del nostro paese.
Dopo le consuete presentazioni da parte della conduttrice, il pullman parte per il luogo ove ci attende la motonave che nei prossimi giorni ci porterà in navigazione sul Nilo.
Durante questo corto tragitto ho modo di vedere dai finestrini i primi paesaggi egiziani ed i loro abitanti.
Sinceramente, a prima vista, rimango colpito dal tipo somatico delle persone e dei loro indumenti, siano essi uomini o donne. Solo più tardi mi ricordo che mi trovo nella zona sud, in Nubia, e qui i caratteri somatici delle persone sono diversi da quelli del nord Egitto.
Ho l’impressione di trovarmi fra i beduini e non fra il popolo d’Egitto. A Milano conosco vari Egiziani di cui qualcuno sono anche amico. Sono persone più o meno simili a noi, sia nell’
aspetto che nel modo di fare. Qui invece sono molto differenti. Sono molto più scuri di carnagione e con abiti molto diversi.
La grandissima maggioranza degli uomini è vestita con una specie di vestaglia lunga, mentre le donne sono quasi sempre avvolte in abiti neri che le ricoprono in quasi tutte le loro parti.
Attorno a loro vi è la miseria del posto accompagnata da casupole vecchie e sporche, che si alternano però ai bellissimi palazzi nuovi e colorati che appaiono di tanto in tanto.
Quando poco più tardi salgo sulla nave, noto la grande quantità di navi turistiche che sono ormeggiate ed attraccate alla nostra e che attendono altri turisti. A quel punto penso di avere capito la vera importanza che ha il turismo in quel paese ed il peso che può avere sulla sua economia. Comprendo benissimo il perchè della grande pubblicità turistica fatta dalle varie istituzioni egiziane.
Sulla nave ci accorgiamo con gioia che la cabina a noi affidata è molto carina ed allegra.
Una volta cambiati gli abiti, esco con mia moglie dalla stanzetta ed assieme decidiamo di scendere dalla nave per vedere da vicino il posto dove ci troviamo. Prima di uscire lo accenniamo al personale inserviente di bordo, il quale ci precisa, fra l’altro, di stare attenti e di non prendere alcuna carrozzella isolata, inoltre di non inoltrarsi nel paese vicino da soli, poichè vi sono troppi vicoli stretti e senza uscita e non si sa cosa possa capitare, tenendo presente quanto è capitato in precedenza ad altri turisti poco fortunati.
Purtroppo, non essendo del posto, non do grande importanza alla cosa ed esco.
Appena varcata la soglia della nave e dopo avere messo piede sull’argine del fiume, noto alcune carrozzelle ferme con un asinello attaccato e con accanto uomini vestiti come sopra specificato, i quali, vedendoci, ci piombano incontro e con grande insistenza ci chiedono di prendere una loro carrozza per fare il giro nel paese a soli cinque euro. La scena così improvvisa di gente diversa da noi sotto l’aspetto delle sembianze e con il loro altero modo di fare, mi fa subito comprendere che non è stato prudente uscire dalla nave da soli.
Dopo avere detto con garbo di no ad usare il loro mezzo, prendo mia moglie per mano e assieme ci accingiamo a ritornare. Le persone del posto frattanto continuano a seguirci ed a insistere nel loro proposito.

A me spiace non poterle esaudire, ma in quel momento capisco che non posso comportarmi in modo differente.
Ad un certo punto una di esse, che è rimasta seduta sull’argine a seguire la scena come scrutatore interessato, appoggiato al parapetto di una panchina, dice in lingua italiana: – bastardo!
A quelle parole, al momento, rimango un pò scosso.
Ho poi modo di vederlo bene in faccia e provo una certa ripugnanza.
Ho l’impressione di avere a che fare con un guappo del luogo che vive sul bisogno e sul lavoro dei suoi paesani.
Fra l’altro non posso ignorare la sua arroganza. Si sente un duro.
Io, però, penso che di duro quel tipo abbia solo il cervello.
Invece di curare il turista, come cercano di fare in tutti i paesi, Italia compresa, che può essere fonte di guadagno, questo tipo lo offende.
E pensare che l’Egitto ha proprio bisogno di salvaguardare il suo turismo.
Penso anche a tutti quegli Egiziani che cercano di migliorare la loro posizione, ve ne sono molti anche in Italia che io conosco da anni, ma non riesco a paragonarlo a loro.
Infine capisco, purtroppo, che i guappi ci sono anche qui.
Ad ogni modo ritorno con calma sulla nave ed il giorno seguente apprendo che anche ad altri turisti, che hanno cercato di uscire da soli, è capitato qualcosa di simile.
Più tardi un gruppo di amici, invece, accompagnati da apposite persone conoscitrici del posto, escono dalla nave e si recano ad effettuare una visita al vicino paese.
Il viaggio, lungo un apposito itinerario e su apposite carrozzelle guidate da specifiche persone dura circa un’ora.
Al loro rientro, uno di essi, parlandomi del tragitto, mi riferisce della miseria che ha notato e della confusione che regna in quei luoghi e termina affermando: – Se avessi saputo a suo tempo, ciò che poi ho visto, non sarei andato: – Sono rimasto proprio male.
Alla sera, quando per la prima volta mi reco a cenare, noto che il cibo è molto diverso da quello che desidero.

La cucina è in buona parte fatta all’italiana, ma, purtroppo, non è il tipo di cibo che di solito mangio, per cui sino al mio ritorno in Italia dovrò accontentarmi di un bicchiere di latte o di aranciata al mattino, un piatto di riso con una birra a mezzogiorno ed un altro piatto di riso con birra e patate fritte alla sera.
Durante questo viaggio non è molto importante ciò che si mangia, importante è il mondo archeologico che si ammira e che, come ho già affermato, ho sempre desiderato vedere.

Qui il clima molto diverso da quello del nostro paese.

Quando siamo partiti da Milano pioveva e faceva abbastanza freddo.

Era una giornata alquanto monotona e dalle sembianze melanconiche.
In Egitto invece, sotto quel bel cielo azzurro, il sole, durante la mezza giornata di presenza sul territorio, ci ha riscaldato abbastanza forte per cui sarebbe quasi il caso di cantare o sole mio.

L U X O R

 

Luxor e Nubia

Luxor Nubia

( Tipici costumi degli abitanti )

La parte dell’Egitto dove siamo arrivati con l’aereo e che ci troviamo in questo momento è la zona più o meno centrale del paese e storicamente fa parte dell’Alto Egitto.

Nell’antichità in questo luogo, ove ora sorge Luxor, esisteva la città di Tebe, ovvero la capitale dell’Alto Egitto.
La zona, durante il periodo storico denominato ” Il Nuovo Regno”, che va dal 1570 al 1070 a.C., era la località più importante dell’Egitto stesso.
Questo territorio con il relativo circondario era suddiviso dal Nilo in due contraddistinte parti:
la località dei vivi e la località dei morti.
Nella località dei vivi, che si trovava sulla parte orientale del fiume e che comprendeva l’area su cui si ergono i templi di Luxor e Karnak, si svolgevano tutte quelle attività inerenti alla vitalità del paese, sia sotto l’aspetto politico che economico.
Nella località dei morti, che si trovava sulla parte occidentale del fiume, e che comprendeva l’area su cui si trovano la Valle dei Re, la Valle delle Regine, il Tempio di Medinet Habu ed altro, si svolgevano tutte quelle attività inerenti alla vita d’oltre tomba, come: le sepolture nelle tombe la esistenti, l’imbalsamazione dei cadaveri e la ricostruzione di oggetti che servivano alla preparazione del corredo funebre.
Inoltre agli abitanti di detti luoghi, addetti a questo genere di lavoro, di cui si sono trovate le misere abitazioni, non era permesso di recarsi dall’altra parte del Nilo, ma dovevano vivere sempre accanto al loro posto di lavoro.
Tutte queste località e la maggiore parte di quelle che visiteremo durante le nostre escursioni erano state dimenticate dalla storia sino all’arrivo in Egitto di Napoleone Bonaparte.
Infatti Napoleone, con la Campagna d’Egitto, aveva portato al suo seguito i primi egittologi, ovvero i primi professori di storia egizia. In precedenza tutto era stato dimenticato e sotterrato dalla sabbia del deserto.
Fu con la scoperta e la traduzione della Stele di Rosetta, avvenuta in quel tempo, che fu decifrata la scrittura geroglifica e si potè comprendere e studiare meglio la vita e la storia di quel misterioso e dimenticato paese.
Infatti nell’agosto del 1799, nei pressi del Forte Rosetta, alle foci del Nilo, fu rinvenuta una grossa pietra di basalto nero con inciso in tre lingue diverse: la greca, la demotica o popolare e la geroglifica antica, un testo scritto da sacerdoti egiziani relativo all’investitura faraonica del faraone Tolomeo V.
Dalla stele furono litografate le scritture nelle tre lingue ed inviate agli studiosi europei.
Le due grandi personalità che si impegnarono nel lavoro di decifrazione della stele, furono il fisico inglese Thomas Young ed il linguista francese Jean Francois Champollion.
Quest’ultimo era un vero genio linguistico.
Cominciò lo studio delle lingue orientali ad undici anni, dopo avere già conosciuto quelle europee.
Divenne professore a soli diciannove anni.
E si deve proprio a lui la traduzione della stele su citata.
Nella sua riuscita fu determinante un’ulteriore scoperta avvenuta nel 1815, quando furono rinvenute nell’isola di File due piccoli obelischi: una seconda stele con un doppio testo in geroglifico e in greco ed una con il nome di un altro faraone, Tolomeo ( Evergete II ) con la sua consorte Cleopatra III.
La Stele di Rosetta, di cui una copia fedele si trova murata nella grande sala del pianterreno del museo Egizio del Cairo, è tuttora nel possesso del British Museum di Londra, a dispetto delle reiterate richieste di restituzione da parte delle autorità egiziane.
La scusa da parte inglese è quella che se fosse portata al Museo del Cairo sarebbe vista da un minore numero di visitatori.

PRIMO GIORNO DI ESCURSIONE

9 Novembre : Valle dei Re – Tempio di Hatshepsut – Medinet Habu – Luxor e Karnak.

Il primo giorno di escursione, come poi avverrà per tutti i giorni successivi, ci svegliamo molto presto.
Dopo una fugace colazione, usciamo dalla motonave e saliti su un pullman, ci avviamo per la Valle dei Re.
E’ questo il primo appuntamento archeologico.
Arriviamo sul posto alle ore 08,00 circa. Qui vedo, proprio dal vero con i miei occhi, quanto ho sempre visto e letto sui libri nel corso degli anni e quanto ho sempre appreso dalle immagini televisive e cinematografiche. Più o meno, a forza di leggere e di interessarmi di questi posti e della loro storia, sapevo di vedere ciò che sto vedendo, tanto è vero che mi sembra di conoscere molto bene questi luoghi e di esservi già stato in precedenza.
La Valle dei Re è una località montuosa ove sono sepolti re egizi della XVIII, XIX e XX dinastia: dal 1580 a.C. al 1070 a.C. Contrariamente alla pratica dei faraoni dell’Antico Regno, i quali eressero strutture piramidali, questi re fecero costruire le loro tombe intagliandole in profondità nella roccia viva e chiudendole dopo avervi collocato la mummia.
Durante questa visita abbiamo la fortuna di entrare in tre tombe, due delle quali sono della dinastia di Ramsete: la tomba di Siptah, quella di Ramsete IV e quella di Ramsete IX.
Le forme delle tombe generalmente seguono tutte lo stesso schema: tre corridoi che scendono sottoterra: uno di seguito all’altro, conducono alla camera sepolcrale. A lato del primo corridoio vi sono stanze laterali ed ai lati del secondo e del terzo corridoio, camere per il corredo funerario. Le mura ed i pilastri delle tombe sono decorati con iscrizioni e scene religiose. Le decorazioni presenti nella Valle dei Re sono dominate da due temi: innanzitutto il re che prega e fa offerte agli dei, in secondo luogo la descrizione dell’aldilà tramite illustrazioni e scritture derivanti da libri, come: ” La Litania di Ra “, ” Il Libro delle Porte”, ” L’Amduat “.
La tomba di Siptah, la prima da noi visitata, costruita fra il 1193 – 1187 a.C., è lunga 125 metri ed è scavata in roccia di scarsa qualità. Il corridoio d’ingresso è decorato con bassi rilievi della Litania di Ra. Ai quali si aggiungono rilievi della divinità solare e scene del Libro dei Morti. Gli altri corridoi sono decorati con rilievi rovinati sin dall’antichità. Nella camera sepolcrale si trova il sarcofago di granito rosso.
La sua mummia si trova ora al Museo Egizio del Cairo.
Le tombe della dinastia di Ramsete, sono maggiormente conservate ed in varie parti splendono ancora oggi di fulgidi colori.
Il primo contatto che ho con l’archeologia egizia è quello con le tombe.
Mentre scendo nella stanza del sarcofago reale e guardo tutte quelle figure umane disegnate sulle pareti, sento dentro di me che la fantasia su quei luoghi, che conosco istintivamente da tempo, sta lasciando ora il posto alla realtà.
E’ come se qualcosa di invisibile e sacro stia prendendo forma.
Questa sensazione mi accompagnerà poi ogni qualvolta mi troverà di fronte a delle località ed a dei reperti archeologici egizi.
La Valle dei Re è l’inizio di un’avventura stupenda,
Peccato che in questa valle non si possano fare fotografie.
Ad ogni modo mi reputo molto soddisfatto di questa prima visita, soprattutto perchè mi sento catapultato indietro nel tempo della storia.

 

 

VALLE DEI RE

Tombe della valle dei re

Tombe della valle dei re
scavate nella roccia
per i Faraoni della
XVIII – XIX – XX dinastia
del periodo del ” Nuovo Regno “
1570 – 1070 a.C.

 

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Tomba
di Ramsete IV

 

Decorazione parietale

 

 

Tomba di Ramesse IV

 

Nonostante i danni subiti dal tempo, la tomba mantiene una buona rappresentazione della dea Nut.
Originariamente il sarcofago era inserito in altri quattro sarcofagi più grandi, ma purtroppo la tomba è stata oggetto di trafugamento di materiale già dall’antichità.

 

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Alle ore 09,00 lasciamo questo luogo e ci dirigiamo verso la Valle delle Regine precisamente verso il tempio della bella e dotata regina, Hatshepsut ove arriviamo dopo circa venti minuti.
Anche il tempio, di Hatshepsut è una meravigliosa opera d’arte.
Il tempio è costruito in modo più graziante e più raffinato rispetto a tutti gli altri opprimenti e massicci edifici egizi.
Esso è composto da tre ampie terrazze, la più grande delle quali è quella superiore a ridosso del versante della barriera rocciosa delle montagne che là si trovano.
La regina concepì il monumento come giardino di piacere del dio Amon e considerava le sue terrazze come le terrazze della mirra della terra di Punt, il luogo dove riposavano gli dei.
Il monumento inizia con un grande cortile al centro del quale una grande rampa porta alla seconda terrazza.
Ai lati della fine della prima rampa vi sono due sale, ognuna con 22 pilastri situati all’esterno.
La sala a sinistra, è quella che viene detta la “sala della nascita”, alle cui pareti sono raffigurate figure che mostrano la nascita della regina.
La sala posta a destra, viene nominata la ” sala di Punt ” ed è ricoperta da rilievi che narrano la spedizione navale che Hatshepsut inviò a Punt in obbedienza ai suggerimenti di un oracolo di Amon.
La terra di Punt viene oggi identificata con la terra che noi chiamiamo Somalia.
Continuando a salire sulla rampa si arriva alla terza terrazza, ove si trovava la sala che era dedicata al culto della regina Hatshepsut, moglie di Tuthmosi II, che governò per 14 anni assieme al marito.
Alla morte di questi, essa divenne formalmente la co-reggente del giovane re Tuthmosi III.
Fu talmente interessata a questa reggenza che il re fu in seguito messo da parte e l’intera macchina governativa fu messa nelle mani della stessa.
I sostenitori della regina s’impadronirono di tutti i posti chiave: dal ministro al tesoriere, fino all’alto sacerdote di Amon e via via scendendo verso il basso.
Quando la regina morì, Tuthmosi III divenne finalmente l’unico regnante, mentre tutti i vecchi sostenitori della ex regina dovettero fuggire e chi non lo fece dovette pagarne le conseguenze.
La visita a questo tempio dura circa un’ora, infatti alle ore 10,20 circa, dopo essere di nuovo saliti sul pullman si parte con destinazione e visita al tempio di Medinet Habu
Prima di giungere a questo nuovo tempio, il pullman fa una sosta presso quello che viene definito un laboratorio ove si lavora l’alabastro.
Nel laboratorio alcune persone del posto fingono di lavorare alla belle e meglio questo materiale con mezzi antichi.
Ma tutto quanto fa capire subito che ci si trova in presenza di una bufala, come direbbero i Romani,
In effetti questo fantomatico laboratorio all’aperto è annesso ad un grande negozio di vendita di alabastro e di onice, acquistati dai proprietari del negozio stesso presso grossisti addetti al commercio di quei prodotti completamente finiti.
Altro che lavorazione sul posto.
Sembra un po’ una presa per i fondelli.
Dopo avere visitato il negozio, che fra l’altro è pieno di merce veramente bella ed alquanto costosa, si riprende nuovamente il pullman puntando sulla prossima meta.
E’ una bellissima giornata, il sole è caldo ed il cielo completamente azzurro.
Anche il panorama è assai bello.
Potrebbe però esserne ancora di più, se non fosse deturpato dalla miseria che si nota in giro.

 

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VALLE DELLE REGINE

 

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Tempio di HATSHEPSUT

 

Il tempio, qui visto dall’esterno, fu fatto costruire dalla regina Atshepsut
della XVIII dinastia, moglie del faraone Tutmosi II.
Opera del famoso architetto Senmut,
era dedicato al dio Amon.

 

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Alle ore 11,00 circa si arriva a “Medinet Habu”.
I templi di Medinet Habu giacciono a sud della necropoli tebana.
Il nome significa Città di Abu e si riferisce al villaggio cristiano che sorse in quest’area nel V secolo della nostra era. I templi, che qui si trovano, sono sempre funebri.
Vi sono in tutto quattro costruzioni.

 

Il padiglione reale di Ramsete III –
Il tempio funerario della regina Amenardis –
Il grande tempio funerario di Ramsete III –
Il tempio funerario di Tutmosi III –

 

Il padiglione reale di Ramsete III riflette le influenze asiatiche del tempo.
E’ costruito a imitazione delle fortezze siriane che spesso Ramsete III aveva attaccato col suo esercito in Asia Minore.
Il padiglione è inteso come ingresso al grande tempio del re. Sul pilone esterno vi sono due guardiole.
Il muro della fortezza sul quale sono costruiti i due torrioni è alto 19 metri.
Al di là di questo muro vi è una sorta di cortile che va restringendosi ad imbuto.
I rilievi iscritti sul pilone esterno raffigurano scene di guerra e di vittoria di Ramsete III, che sacrifica i prigionieri catturati davanti alle divinità.
All’interno, situato sul lato occidentale del cortile si trova il tempio edificato per la regina Amenardis, la moglie del re etiope Piankhi che regnò attorno al 700 a.C.
Le pitture alle pareti mostrano la regina al cospetto delle divinità.
Il grande tempio funerario di Ramsete III è dedicato al dio Amon.
Nel primo cortile si trova un portico ad 8 colonne papiriformi a capitello aperto.
Sul secondo pilone del complesso a sinistra si vede Ramsete III che conduce al cospetto di Amon i prigionieri, mentre a destra vi sono raffigurazioni delle vittorie conseguite dal faraone contro i Siriani che minacciavano l’Egitto.
Il secondo cortile è circondato da portici.
A destra ed a sinistra vi sono colonne con capitelli chiusi.
Il tempio funerario di Tutmosi III risale alla XVIII dinastia ed è collocato a nord ovest rispetto al padiglione di Ramsete III.
La costruzione venne iniziata all’epoca della regina Hatshepsut e fu completata solamente quando Tutmosi III rimase l’unico re.
Alle ore 11,40 lasciamo il tempio e ci dirigiamo verso il solito pullman.
Mentre ci rechiamo all’automezzo veniamo assaliti da una ventina di venditori di souvenir e di scialli che ci vogliono vendere la loro merce.
In questi acquisti, come in tutti gli altri avvenuti in Egitto, bisogna stare attenti per non avere poi delle sorprese o essere succubi di imbrogli.
Una volta saliti sul pullman ci dirigiamo verso Luxor, facendo una fermata ai ” Colossi di Memnone ” .
Durante la strada non si può non notare la miseria delle costruzioni abitative che intravvediamo ai bordi dell’automezzo. Infatti tutte le case che vediamo sono vecchie e molto degradate.
I Colossi di Memnone sono due gigantesche e meravigliose statue, che sapevo esistessero e che ho sempre desiderato vedere.
Sono statue in quarzite del re Amenhotep III, che un tempo affiancavano l’ingresso al tempio funerario del faraone, che regnò dal 1386 a.C. al 1349 a.C.
Oggi questo tempio purtroppo non esiste più.
Le statue sono alte oltre 15 metri, ma un tempo erano più alte in quanto portavano sul capo delle grandi corone che oggi sono scomparse.
Si ritiene che dovesse essere il tempio più grande del paese.
La strada diritta che ora ci accingiamo a percorrere porta alla riva del Nilo e dopo avere attraversato il ponte di questo fiume arriveremo a Luxor.
Prima di lasciare la località dei colossi statuari per passare sulla parte orientale del fiume, sarebbe, però, opportuno gettare un’occhiata alle spalle, verso le enigmatiche montagne che per circa 3000 anni furono il luogo delle divinità e dei faraoni defunti.
Bisogna ricordare che questa grande località, la famosa località dei morti, che ancora oggi contiene monumenti strepitosi, un tempo era affollata da sacerdoti, ufficiali, artisti, artigiani, lavoratori e da molte altre persone impegnate nei servizi ai templi, nella imbalsamazione e nella sepoltura dei defunti.

 

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LA ZONA DI MEMNONE

 

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I Colossi di Memnone

 

A nord est di Medinet Habu, immersi nel panorama dei campi coltivati,
si incontrano due gigantesche figure in quarzite di Amenhotep III,
che un tempo affiancavano l’ingresso al tempio funerario del faraone
che regnò sull’Egitto dal 1486 al 1349 a.C.
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Come appena accennato, il tempio dei Colossi di Memnone, non esiste più.
Quello che ne resta, però, una così grande massa, fa ritenere che il tempio la esistente potesse essere veramente il più grande dell’Egitto.
In luogo sono disseminati frammenti di materiale da costruzione e di statue, e nel sito in cui doveva esserci il sacrario, si trovano enormi pietre con incisioni in geroglifico che ci danno un’idea di quanto dovesse essere sontuoso l’interno del tempio.
I due colossi erano collocati davanti all’ingresso principale.
L’insieme doveva dare senz’altro una vista spettacolare.
Dopo la visita ai colossi su citati riprendiamo il pullman e continuiamo nelle visite.
Alle ore 12.10 circa arriviamo a Luxor e giungiamo proprio davanti all’entrata del tempio.
Qui, innanzi ai nostri occhi, si presenta un vero spettacolo archeologico.
Il tempio è immenso.
Luxor si trova sul luogo della antica Tebe, la città che fu la capitale dell’Egitto, dopo Menfi, per più di mille anni.
Il tempio è situato vicino alla riva del Nilo, sulla parte orientale del fiume.
L’entrata del tempio è costituita da un pilone sul quale sono appoggiate tre statue alte 15,60 metri ( erano sei una volta ) di Ramsete II.
Due sono poste sedute ed una in piedi.
Accanto a questo pilone si trova uno dei due meravigliosi obelischi in posizione originaria; l’altro obelisco fu portato da Napoleone a Parigi e si trova tuttora nella Place de la Concorde.
Sul pilone d’ingresso vi sono rappresentate scene della campagna militare intrapresa da Ramsete II contro gli Ittiti.
Il tempio è lungo ben 260 metri.
Fu abbellito ed ampliato, oltre che da Ramsete II, anche da Amenhotep III ( quello dei Colossi di Memnone ), da Tutankhamon ( del quale avremo occasione di parlarne quando descriveremo il Museo Egizio del Cairo ) e da Tuthmosi III ( il famoso re Nemico di Hatshepsut).
Il tempio è costituito da grandi colonne dai capitelli papiroforme aperti e da grandi statue, inoltre il tempio contiene vari cortili.
Questo complesso era particolarmente importante, anche perchè era il luogo dove si celebravano determinati eventi.
A Luxor esiste dal 1975 anche un importante museo,ove
al momento attuale sono esposti circa 300 pezzi, soprattutto sculture del Nuovo Regno.
L’edificio è situato sulla corniche.
La disposizione dei pezzi e l’illuminazione sono stati studiati in modo da fare risaltare al massimo la bellezza dei reperti.
Vi si conservono tutti i capolavori scoperti nel 1988 all’interno del così detto nascondiglio del tempio di di Luxor.
Nel 2004 è stata inaugurata una nuova sezione.
Il tema di questa nuova ala del museo è : ” La potenza militare dell’Egitto durante il Nuovo Regno “, ed espone reperti che si trovavano in precedenza al Museo Egizio del Cairo: una stele che commemora la vittoria di Camose, la mummia di Amose I, una statua di scisto di Tuthmosi III, un carro da cerimonia, una statua in alabastro di Seti I, una di Ramsete IV che afferra un prigioniero, un nemico catturato, e due teste colossali della dea Sekhmet.
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Luxor rappresenta anche l’incontro di tre religioni: quella pagana, quella cristiana e quella islamica.
Quella pagana è rappresentata dagli dei egizi, quella cristiana da una chiesa cristiana ricavata all’interno del tempio, ove si osservano ancora oggi figure di santi disegnate su alcune pareti, mentre quella islamica è rappresentata dalla moschea di Abu Haggag che si trova anch’essa sul posto.
Terminata la visita a Luxor, raggiungiamo il ” Tempio di Karnak “.
Luxor e Karnak sono località vicinissime.
Chiunque sia stato davanti alle grandi tombe dei faraoni di Giza conserverà sempre il ricordo delle gigantesche piramidi che svettano nel cielo; a sua volta la vista del tempio di Karnak scolpirà per sempre nella mente la sensazione di immensità e ponderosità monumentale, che non hanno eguali in nessun altro monumento egizio.
Infatti Karnak è il più grande complesso monumentale dell’Egitto.
E’ ricordata come la città dei templi, il più grande dei quali è quello dedicato al dio Ammon, considerato luogo di meraviglie sin dal tempo antico.
Anche Karnak è situata vicino al fiume Nilo.
Un viale di sfingi fatto costruire a testa di ariete su corpo di leone da Ramsete II conduceva dall’imbarcadero all’ingresso principale.
Tale strada veniva utilizzata sostanzialmente solo durante la festività Opet.
Tra le zampe del leone è collocata una piccola statua del faraone Ramsete II.
Il montone era simbolo di fertilità ed era quindi un animale ritenuto sacro al dio Ammon.
Ancora oggi si può osservare il fantastico viale che immette in questo tempio, al cui termine si presenta il pilone dal quale si apre l’ingresso al tempio stesso.
Il pilone fu fatto edificare da Nectanebo I della XXX dinastia, è alto 43 metri e largo 129 ed appartiene al periodo tolemaico.
Davanti all’ingresso vi sono due statue di Ramsete II, oltre, vi è un cortile enorme, anch’esso il più vasto dell’Egitto.
Il cortile risale al tempo della XXII dinastia 975 – 715 a.C.
A destra ed a sinistra del cortile troviamo dei colonnati.
Il colonnato di destra contiene una parte del tempio del dio Amon.
Nel cortile un tempo si trovavano quattro obelischi, due di Tuthmosi I e due di Tuthmosi III, oggi, purtroppo, ne rimane uno solo alto 23 metri.
Questo obelisco con il suo gemello un tempo costituiva l’ingresso al tempio stesso.
Nel complesso di Karnak, che stiamo osservando, vi sono inclusi vari templi, fra i quali figurano: il tempio di Amon, il santuario di Ptah, il tempio della dea Mut, il tempio di Khonsu e così molti altri.
A Karnak vi è anche il lago sacro fatto scavare da Amenhotep III.
Il lago una volta era pieno di cigni, l’uccello sacro al dio Amon, e serviva soprattutto per le abluzioni rituali compiute dai sacerdoti prima di entrare nel tempio.
Al termine di questa ultima visita giornaliera, mi rendo conto, ancora una volta, che effettivamente la zona della vecchia Tebe era divisa dal Nilo in due parti: la parte orientale con i templi di Luxor e di Karnak era la parte attiva e gioiosa, mentre la parte occidentale era la parte della morte con le sue tombe ed i suoi luoghi e templi funebri, come la Valle dei Re, il tempio della regina Hatshepsut, i Colossi di Memnone ed altri.
Alle ore 12,40 in punto lasciamo Karnak.

 

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LUXOR

 

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Entrata nel tempio di Luxor
con statue di Ramsete II
e l’obelisco

 

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Area di Luxor
Interno del Tempio di Luxor

 

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KARNAK

 

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Entrata del Tempio di Karnak

 

Viale degli Arieti

 

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Area di Karnak
Interno del Tempio

 

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Poco dopo siamo di ritorno sulla nave, ove una volta arrivati iniziamo a pranzare.
Mentre stiamo mangiando, ci accorgiamo che la nave si sta muovendo e quindi si sta dirigendo verso una nuova meta.
La rotta è quella che va verso il sud del paese, in direzione di Esna e di Edfu.
Lasciata la sala da pranzo ed entrato in camera, mi accorgo, dopo avere aperto la tenda opaca che nasconde tutta la finestra, che dalla stessa posso vedere l’acqua del Nilo: quell’acqua che lambisce la nostra motonave mentre questa vi scivola sopra dolcemente.
Dopo essere transitata sotto il ponte che collega le due rive del fiume, raffigurato da disegni di antichi personaggi egizi, l’imbarcazione aumenta gradatamente la propria velocità.
E’ uno spettacolo fantastico.
La nave che si adagia sulle onde dell’acqua, la calma dell’acqua stessa, la riva di fronte colorata dal verde dell’erba e dalle foglie degli alberi, danno l’impressione di essere avvolti da una natura semplice e nello stesso tempo un pò selvaggia.
Di tanto in tanto, si intravvedono casette umili circondate da piccoli boschi e da vari isolati palmeti, con personaggi del luogo dai caratteristici abiti.
A completare il soave panorama non manca la visione di asinelli e caprette che brucano indisturbate l’erba del posto.
Ogni tanto passa davanti a noi una motonave simile alla nostra, piena di turisti, che va in senso contrario.
Mentre osservo questo quadro panoramico, un uccello dal lungo becco si posa sul parapetto della nostra finestra e ci osserva curiosamente.
Lo fotografo e dopo un pò cerco di mandarlo via.
L’animale sembra immobile ed intanto continua a guardarci attentamente.
Lo rifotografo.
E’ veramente molto curioso e scrutatore.
Alla fine, quando se ne va, ci accorgiamo che ci ha lasciato un po’ di vuoto.
Mi piacerebbe sapere che tipo di uccello è, poichè non ne ho mai visto di simili.
L’immensa mole d’acqua di questo fiume è impressionante rispetto a quella dei fiumi che abbiamo in Italia.
Se non ci fosse il Nilo, l’Egitto non avrebbe terra coltivabile.
Senza il grande fiume neppure le grandi oasi esisterebbero, in quanto non sarebbero altro che arido deserto.
Nessun altro fiume ha mai colpito così vividamente la fantasia degli uomini attraverso i secoli. Fino al tempo della scoperta delle sue sorgenti, avvenuta nel XIX secolo, l’origine del grande fiume era una delle domande che gli esseri umani si ponevano continuamente.
L’afflusso di acque in Egitto è regolato dalle due componenti del fiume: il Nilo Bianco ed il Nilo Azzurro.
Quest’ultimo scorre sull’altipiano abissino attraverso una valle e si getta nel ramo principale del fiume vicina a Khartum in Sudan.
Il Nilo Bianco invece ha le sorgenti nei grandi laghi africani.
Entrambi i due fiumi trasportano grandi quantità di acqua, ricevute soprattutto dalle piogge estive, che cadono da giugno a settembre: sono poi queste piogge che provocano la piena ed il relativo straripamento.
Dagli anni ’60 queste acque vengono trattenute dall’alta diga di Assuan che evita l’allagamento del paese.
Dall’epoca faraonica sino agli anni ’60, la piena del Nilo aveva regolato l’attività dei contadini. L’anno iniziava a partire da questo evento e veniva diviso in tre stagioni: l’Innondazione, la calata delle acque ovvero il periodo della coltivazione e la siccità cioè il periodo del raccolto.
Mentre medito sul Nilo e sulla sua importanza, il mio sguardo si posa sulla riva orientale del fiume stesso, ove le casette, ma soprattutto le persone vestite a loro modo, mi portano col pensiero indietro nel tempo: come se questo, quì, si fosse fermato.

 

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Navigando sul Nilo

 

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L’uccello curiosone
e
scrutatore

 

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Più tardi e precisamente alle ore 17.00, salgo sul ponte della nave per osservare e fotografare il sole che sta calando.
Indi ritorno in cabina.
Dopo un pò, la motonave si arresta, poichè essendo giunti ad Esna, nei pressi della prima cateratta, attende il suo turno per potere superare, con l’aiuto delle chiuse, il dislivello dell’acqua che vi è in quel punto.
Ad un tratto, dalla cabina, sento delle urla e degli schiamazzi provenienti da sopra il ponte stesso della nave.
Al momento non riesco a comprendere cosa stia succedendo.
Le urla e gli schiamazzi nel frattempo continuano sempre più forti.
Pieno di curiosità lascio la cabina e salgo ai piani superiori.
Qui, noto che la nave è ferma per il motivo su citato, per di più noto anche che è circondata da piccole barche guidate dagli abitanti del luogo che lanciano a noi turisti, gridando fortemente, dei pacchi contenenti vestiti e biancheria, chiedendo in cambio solamente qualche euro.
Assisto in tal modo ad un vero mercato ambulante, perlopiù molto caratteristico e pieno di folclore, effettuato dagli stessi venditori con il loro accentuato brusio.
Alla fine, quando la nave riprende a muoversi per entrare nelle chiuse della prima caterrata, i venditori si allontanano.
E’ uno spettacolo vedere la nave che passa attraverso le chiuse ed è pure uno spettacolo vedere la precisione tecnica ed umana delle persone che eseguono questa operazione.
Il posto in cui ci troviamo è quello di Esna.
Questa città situata a 64 Km a sud di Luxor, sulla riva sinistra del Nilo, testimonia un prospero passato.
Fu chiamata dai Greci, Latopolis, perchè si venerava il pesce sacro Lato, a cui veniva tributato un culto speciale e di cui sono stati ritrovati numerosi esemplari mummificati.
Essa si trovava al termine di una pista carovaniera proveniente dal Sudan: dopo 40 giorni di marcia vi arrivavano i cammelli che da Sennar portavano in Egitto le preziose zanne di elefante, le coloratissime piume di struzzo e la tanto celebrata gomma arabica: nacque così un mercato di prodotti esotici, dei cui proventi Esna visse per lungo tempo.
A fare la sua prosperità, tuttavia, fu il così detto ” oro bianco “, il cotone, alla cui raccolta, che aveva luogo fra ottobre e novembre, partecipavano le popolazioni di tutti i villaggi vicini.
La vocazione agricola ed artigianale di Esna si è perpetuata sino ai nostri giorni.
Se leggiamo gli appunti di viaggio che lasciarono i membri delle spedizioni in Egitto, ci rendiamo conto che nulla è cambiato da un secolo ad oggi.
Vi si fabbrica ancora una grande quantità di stoffe di cotone blu assai bello e degli scialli chiamati melàyeh di cui si fa un grande uso in Egitto.
Inoltre vi si vendono moltissimi panieri e piccoli oggetti in foglia di palma dipinti di diversi colori.
Ad Esna vi è un tempio dedicato a Khnum, il dio della testa di ariete che modellava gli esseri umani sul tornio da vasai ( è perciò il dio protettore dei vasai ).
Doveva essere un tempio circondato da una cinta muraria che comprendeva il santuario, il lago sacro e le cappelle secondarie.
Oggi di tutto questo resta solo la sala ipostila, una selva di ventiquattro colonne alte più di tredici metri e bassi muri di intercolumnio decorati che legano fra di loro le prime sei colonne.
Questa sala, di 33 metri di larghezza e 16,5 metri di profondità, costruita nel I secolo d.C. dagli imperatori romani Tiberio, Claudio e Vespasiano, costituisce ciò che rimane del tempio.

 

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SECONDO GIORNO DI ESCURSIONE

 

10 Novembre: Edfu – Tempio di Edfu – Tempio di Kom Ombo – (Collina di Ombo ) –

 

La sveglia del secondo giorno di escursione avviene prestissimo.
Alle ore 05,23 sono già in piedi e riesco a fotografare il sorgere del sole mentre si specchia nel Nilo.
Alle ore 07.30 mi trovo ormai pronto a salire sul pullman nei pressi della nave.
Durante la notte siamo arrivati ad Edfu, ed ora col pullman ci recheremo nella zona archeologica di questa località.
Le strade di Edfu sono piene di carrozzelle trainate da asini.
Queste carozzelle fungono in parte da taxi cittadini ed in parte sono usati per altri lavori.
Le poche macchine che si vedono circolare sono tutte vecchie.
Ai alti delle strade vi sono alcuni negozietti caratteristici, che danno, però, il senso della povertà.
Ogni tanto si notano gruppi di gente nei loro abituali costumi.
Notiamo anche un funerale, ed a proposito di questo, la nostra conduttrice ci spiega che la persona dceduta non è tenuta in casa per varie ore come si fa in Europa, ma si cerca di seppellirla entro un breve lasso di tempo dalla sua morte.
Cosa, questa, che procura qualche pensamento in merito da parte di tutti noi, per i vari problemi tecnici e d’affetto che possono nascere. Ad ogni modo ogni popolo ha le sue usanze e le sue abitudini che bisogna considerare e rispettare.
Alle ore 07.50 arriviamo nella zona archeologica.
Edfu si trova a metà strada fra Luxor ed Assuan e precisamente a 100 chilometri a sud di Luxor.
L’immagine del tempio che ci appare davanti è impressionante, sia dal punto di vista della maestosità sia da quello dell’ottima conservazione. Quest’ultima è dovuta al fatto che il tempio è rimasto per secoli e secoli completamente ricoperto dalla sabbia.
Il tempio è dedicato al dio Horus dalla testa di falco. E’ stato iniziato da Tolomeo III nel 237 a.C. e terminato 90 anni dopo sotto Tolomeo VIII.
La facciata esterna posta sull’entrata è composta da un grande pilone formato da torri, alto 36 metri e con una larghezza di 79 metri.
Il tempio è lungo 137 metri ed ha una pianta assai omogenea.
E’ da considerarsi l’archetipo del tempio egiziano, con il susseguirsi di stanze sempre più piccole e sempre più scure, fino ad arrivare all’intimità del sacrario.
Prima di arrivare all’entrata vera e propria del tempio, sulla sinistra si scorge il mammisi, costruito sotto Tolomeo IX.
Un peristilio circonda il vestibolo affiancato da due piccole camere: è un santuario.
Singolari sono i capitelli dei pilastri, in cui appare la testa di Bes, divinità legata al parto.
Questo luogo, a suo tempo, era divenuto un posto sacro per tutte le donne partorienti.
Il pilone è decorato con rilievi di Tolomeo XII al cospetto degli dei o raffigurato in scene di battaglia.
Oltre il primo pilone, si entra nel primo cortile che è circondato in tre lati da 32 colonne con capitelli floreali e a fronde di palma.
Sul fondo del primo cortile vi è la famosa statua del dio falco ” Horus ” che indossa la doppia corona del Basso e Alto Egitto.
Dietro detta statua ed alla fine del cortile vi è una sala ipostile con 18 bellissime e maestose colonne.
Più all’interno del tempio si arriva al sacrario contenente un tabernacolo in granito rosso e la barca solare.
Attorno al santuario e precisamente fra il muro esterno del santuario e la cinta muraria, corre il corridoio di ronda, riportante grandi decorazioni che rappresentano il faraone che fa offerte agli dei e gli operai addetti al lavoro. Detto corridoio viene chiamato ” dei misteri ” e sullo stesso si affacciano dieci camere .
Ogni camera è dedicata ad una divinità associata al culto di Horus, come potrebbe essere la divinità di Osiride, Sokar, KHonsu, ecc.
Quando usciamo dal tempio e mentre ci accingiamo ad andare ad attendere il pullman per il ritorno, passiamo davanti ad un mercato indigeno costituito da vari negozi di souvenir e di tessuti, di biancheria e di abiti vari. Qui veniamo presi d’assalto dai venditori e come capita nei vari mercatini che incontriamo in tutto l’Egitto si fa fatica ad uscire dalla confusione che si crea in quel momento.

 

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E D F U

 

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Tempio di EDFU

 

Il pilone all’entrata, alto 36 m e largo 79 m.
è decorato con rilievi del faraone
Tolomeo XII
al cospetto degli dei.

 

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Statua del dio falco HORUS

 

A cui è dedicato il TEMPIO DI EDFU
che indossa la doppia corona
dell’Alto e Basso Egitto

 

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Una volta usciti, dall’altra parte della strada, ove più tardi prenderemo il pullman, vi è una stazione di carrozzelle trainate da asinelli che fungono da taxi.
Dette carrozzelle si trovano tutte quante in fila sotto una tettoia di legno che ripara, da un sole cocente, sia il turista che l’animale trainante con il suo padrone.
Alle ore 10.00 si riparte per la strada del ritorno.
Di nuovo si passa per la cittadella di Edfu, indi alle ore 10.10 si arriva alla nave, la quale poco dopo prende il largo con destinazione la località di Kom Ombo.
Fra Edfu e Kom Ombo, a causa dei meandri sinuosi del Nilo, vi è una campagna verde intensa, con erba, piante di palmizi e campi di cotone.
I mezzi di trasporto usati in questa campagna sono soprattutto cammelli ed asini. La località viene denominata Nuova Nubia.
In questo posto, sino a poco tempo fa, vi era solo sabbia del deserto; oggi, grazie all’irrigazione, esistono estese coltivazioni anche di canna da zucchero.
In luogo sono nati degli zuccherifici e sono arrivate sia le scuole che gli ospedali.
E’ utile sapere che con la costruzione della diga di Assuan, si pose a suo tempo il problema dei Nubiani, i cui villaggi sarebbero stati condannati dalla diga stessa.
Il territorio adiacente a Kom Ombo, sembrò per le autorità egiziane, il più adatto a ricevere la nuova popolazione e fu così che almeno centomila Nubiani poterono istallarsi in questa nuova terra.
I nuovi villaggi che nacquero portano il nome di quelli abbandonati e sommersi, come Amada, Abu Simbel, ed altri.
Alle ore 18.00 arriviamo a Kom Ombo ” la collina di Ombo “.
Poco più tardi sbarchiamo in questa località, sulla riva orientale del Nilo, che è ormai buio e ci rechiamo a visitare il suo tempio posto sopra una collinetta a picco sul fiume: quasi un acropoli ellenica.
Essendo sera, anche se il posto è illuminato da luci artificiali. si vede molto poco di quanto si dovrebbe vedere, per cui diviene difficile anche ricordare e quindi raccontare.
Il tempio, da quanto si apprende, risulta essere dedicato a due divinità, poichè nasce dall’unione di due templi affiancati.
Le due divinità sono: Sobek, dalla testa di coccodrillo, dio della fertilità e creatore del mondo e Horus l’Antico, dalla testa di sparviero, dio solare e guerriero.
In luogo esiste anche un nilometro.
E’ questo un pozzo profondo, sulle cui pareti vengono segnate delle scale graduate che servono a misurare e calcolare l’altezza delle acque del Nilo, per studiarne poi gli effetti che le stesse possono produrre sul territorio.
I nilometri si comportano rispetto all’altezza dell’acqua del Nilo come si comportano i vasi comunicanti, la cui teoria è stata scoperta in occidente vari secoli dopo.
Erodoto racconta che le acque dovevano salire di circa 8 metri perchè la piena potesse considerarsi buona.
Infatti, se l’acqua non raggiungeva questa misura non poteva arrivare a coprire tutti i terreni agricoli.
D’altra parte, se oltrepassava di tanto questa misura rompeva gli argini e innondava i villaggi.
Dopo avere letto la misurazione segnata sul Nilometro, i sacerdoti comunicavano ai contadini se la stagione a venire sarebbe stata buona o scarsa. Di conseguenza veniva fissato l’ammontare delle tasse da pagare.
Durante l’epoca tolemaica, Kom Ombo era un’importante località di partenza per il commercio carovaniero verso tutta la Nubia e l’Etiopia.
Alle ore 17.30, ritorniamo tutti quanti a piedi alla vicina nave che ci ospita ormai da giorni.

 

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Una volta giunti sull’imbarcazione, avendo i dirigenti della nave proclamato la festa del carnevale arabo, tutti ci vestiamo da Arabi, con abiti acquistati la sera precedente allorchè siamo stati avvisati dell’intento di effettuare detta festa.
Entriamo quindi poco dopo nella sala bar, ove beviamo un aperitivo e ci sediamo in attesa dell’evento tanto caratteristico quanto allegro.
A titolo di conoscenza viene subito presentato, a noi turisti, il gruppo dirigente della nave.
Fra i componenti figura anche il capo cuoco, che alla fine della presentazione risulta essere il più applaudito ed importante.
Terminata la presentazione, viene stabilito di effettuare una fotografia di gruppo su un piccolo palco ove generalmente si balla e si eseguono dei giochi.
Il nostro gruppo è il terso ed ultimo a presentarsi sul palco.
Appena scattata la foto, si sente suonare un’allegra musichetta che avvolge in modo spensierato ciascuno dei presenti.
Quelli che si trovano ancora sul palco cominciano a ballare ed io per non rimanere indifferente faccio altrettanto.
Più che un ballo, il mio è un accorgimento tecnico, anche perchè pur essendo figlio di un ballerino che ha vinto per due volte il campionato italiano di danza e che ha rappresentato l’Italia a Ginevra al campionato europeo, piazzandosi al quarto posto, non so assolutamente ballare pur ammirando molto il ballo e la musica.
Però in questo momento mi prodigo, faccio girare a tempo di rock la moglie e cerco di imitare gli altri nei loro movimenti.
A dire la verità mi sento come un pesce fuori d’acqua, ma visto che le altre persone, più o meno, si comportano come me, continuo nel mio allegro spettacolo.
Una volta terminata la musica ce ne andiamo tutti quanti a cenare.
Al ritorno in sala, notando che sul palchetto vi sono persone che ballano con più professione di prima, decido di astenermi e di assistervi solamente.
Cosa che non fa Serafina, la quale si inserisce in mezzo ad altre donne ed inizia a ballare. Con quel vestito mascherata da araba che indossa e che le da un aspetto allegro, sembra proprio una persona alquanto buffa, ma simpatica.
Nel frattempo il ballo continua.
Di tanto in tanto viene spezzettato da giochi a cui aderiscono divertendosi le persone più giovani.
In questo momento più che ad una gita turistica e culturale sembra di essere proprio ad una festa di carnevale.
Ci si diverte e si ride.
Qualcuno, ed anch’io fra loro, cercano di immortalare questo momento di allegria con varie fotografie o cinepresa. Una cosa in più da mostrare poi agli amici e familiari.
Arrivato un certo orario, qualcuno inizia ad essere preso dalla stanchezza e dal sonno per cui abbandona la sala.
Piano piano altri li seguono e nel giro di pochi minuti l’ambiente si svuota.
Tutti se ne vanno a dormire pensando all’escursione del giorno dopo. Naturalmente sarà un’altra bella escursione.

 

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Navigazione sul Nilo

 

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Carnevale Arabo
Momenti di allegria

 

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TERZO GIORNO DI ESCURSIONE

11 Novembre : Assuan – Isola e Tempio di Philac o File

Il giorno seguente, dopo avere fatto colazione, usciamo dalla nave per salire sul pullman che ci porterà ad Assuan.
Sono le ore 07,07. Ad Assuan giungiamo alle ore 07,45.
Mentre scendiamo dal pullman, Serafina mi fa cenno di non sentirsi molto bene. Si sente alquanto indisposta. Immediatamente la prendo e la porto in un luogo appartato, ove non c’è nessuno, per farle prendere un po’ di aria. Fortunatamente riprende subito a stare meglio.
Ci uniamo quindi agli altri visitatori ed assieme ammiriamo la diga di Assuan.
E’ questa una diga enorme che con la sua costruzione ha fatto nascere un grande lago: il Lago Nasser.
Assuan è un importante centro turistico.
La popolazione è costituita da Nubiani, una popolazione dalla pelle scura, con usanze e lingua proprie.
Anche la loro abitazione ha forme particolari.
Nella regione di Assuan, nel mezzo del Nilo, vi sono, fra le altre, due isole famose: l’isola Elefantina e l’isola di Kitchener, che visiteremo da vicino il giorno seguente.
L’isola Elefantina, prende il nome dal vecchio mercato d’avorio, mentre l’isola di Kitchener è rinomata per i suoi giardini e per i tipi meravigliosi di alberi indiani e tropicali che vi crescono. L’isola Elefantina, come Kom Ombo, contiene il nilometro, usato, come già accennato, nei tempi antichi, per misurare la piena del Nilo: operazione di vitale interesse per l’amministrazione di quel paese.
Alle ore 08,15 lasciamo Assuan e ci dirigiamo verso un punto del lago, ove si prende un battello a motore per recarci nell’isola di File.
Durante il percorso col pullman transitiamo vicino ad un cimitero, molto disordinato e con tombe fatte in pietra locale.
Quando ci imbarchiamo noto che tutti i conducenti sono proprio neri di pelle, per cui mi rendo conto che sono tutti Nubiani.
Questi conducenti, diversamente da tutti i neri visti sino a quel momento, sono molto calmi e posati.
Fa veramente piacere averli accanto a noi.
Offrono la loro mercanzia mettendola in mostra sul battello senza insistere nella vendita ed in alcun modo arrogante, come invece fanno tutti i venditori arabi, che parlano e gridano, parlano e gridano, parlano e gridano ancora.
Serafina, al pari delle altre donne li presenti, dopo avere guardato i vari souvenir e dopo avere intavolato alcune trattative, acquista una collana fatta di pietre locali.
Poco dopo arriviamo all’isola di File, circondata da un Nilo alquanto pulito e da insenature molto belle di natura rocciosa, il tutto accompagnato da un cielo azzurro e da un sole splendido.
Il nome File è la versione greca dell’antico nome egizio Pilac. Sull’isola, lunga 445 metri e larga 150 metri, vi sono vari santuari costruiti nel periodo che va dalla XXV dinastia fino al tempo dell’imperatore Adriano.
Il tempio principale è quello dedicato alla dea Iside e a suo figlio Harpocrate.
Salendo sull’isola incontriamo il primo pilone largo 43 metri ed alto 17 metri, costruito da Tolomeo XII.
Sulle mura di questo pilone vi è rappresentata la figura del faraone che colpisce i nemici di Horus, ed a fianco
dell’ingresso vi sono due raffigurazioni di Iside.
Dietro al pilone si trova un cortile, chiuso da due lati da piccoli edifici: quello ad ovest è il mammisi.
Oltre questo cortile si trova il secondo pilone, più piccolo del primo, sul quale vi sono raffigurate scene dei re Tolomei e degli imperatori romani intenti a compiere cerimonie religiose.
Segue subito dopo il tempio di Iside, composto da un cortile, un vestibolo, piccole anticamere ed un santuario interno.
Altri importanti templi dell’isola, sono quello di Harendotes, ed il padiglione di Traiano che è considerato il più bel edificio dell’isola.

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Secondo l’antica religione File era uno dei luoghi di sepoltura di Osiride e dunque il suo suolo era considerato sacro.
Solo ai sacerdoti era permesso risiedere sull’isola.
Nel 22 a.C., File venne conquistata dalla regina della Nubia, Candace, poi sconfitta dai Romani.
Nel 250 d.C., i Blemmi, una popolazione proveniente dal deserto orientale, seguirono il suo esempio e sconfinarono nell’Alto Egitto.
Durante il regno di Diocleziano, 284 – 305 d.C., la Nubia venne donata ai Blemmi, a patto che gli stessi garantissero la sicurezza delle vie carovaniere che si recavano verso sud.
A quell’epoca il cristianesimo stava evangelizzando la Nubia, ma Iside e Osiride continuavano a venire adorati a File.
L’intera Nubia venne cristianizzata nel 540 d.C. e le statue delle divinità di Iside ed Osiride vennero rimosse anche da file. I sacerdoti di questi culti vengono prima imprigionati e poi uccisi.
La meravigliosa sala ipostile del tempio venne trasformata in una chiesa.
Più tardi venne costruita anche una chiesa copta separata che poi andò distrutta.
Dall’isola di File, guardando verso il Nilo, ovvero verso l’acqua del lago Nasser, si ammira un paesaggio veramente naturale. E’ per me il luogo più affascinante che ho visto sino ad ora.
Prima di lasciare questo luogo, spendiamo alcune parole
sull’isola in cui ora ci troviamo.
Cinque chilometri a monte di Assuan, diverso tempo fa, venne costruito uno sbarramento, per costruire un serbatoio idrico con cui fornire acque irrigue nella stagione di magra del fiume.
Le acque sommersero allora l’isola di File che si trova poco a monte di quello sbarramento, per cui i suoi monumenti risultavano visibile solamente in Agosto e Settembre al momento dello svuotamento del bacino.
Quando negli anni sessanta del secolo scorso si costruì la nuova è più grande diga di Assuan, che diede origine al lago Nasser, i monumenti di File non sarebbero stati coinvolti dalle acque del lago, trovandosi a valle del nuovo sbarramento.
Tuttavia con le esperienze acquisite durante i lavori di salvataggio dei monumenti condannati dalla diga e con tecnologie più avanzate a disposizione, si decise di recuperare definitivamente anche i monumenti di quest’isola, operando lo smontaggio ed il trasferimento sulla vicina isola di Agilkia, rimodellata per ripetere l’aspetto dell’isola originaria.
E’ quindi ad Agilkia che oggi si visita il santuario di Iside, celebre luogo di pellegrinaggio costruito soprattutto in età Tolemaica.
Considerando il complesso degli edifici di File da sud a nord si ha dapprima, sulla riva del fiume, il padiglione di Nectanebo I, poi sulla destra il tempio di Arensnufi; indi due portici divergenti di epoca romana.
Alle spalle del tempio principale di File, all’estremità settentrionale dell’isola, si trova un arco romano o porta di Diocleziano e, sulla riva orientale, l’edificio più bello dell’isola, il padiglione di Traiano, a forma di portico rettangolare con quattordici colonne.
Alle ore 10,00 lasciamo l’isola e ci imbarchiamo su un battello. Mentre stiamo per salire, veniamo circondati da venditori di souvenir nubiani.
Dopo un po’ di trattative acquisto da una persona simpatica e fremente, piccola e di carnagione nera, un archetto per suonare per 1 euro. Là tutto si vende per un euro, però i venditori vogliono sempre trattare.
Indi partiamo per ritornare ad Assuan.
Nel viaggio di ritorno mi diverto a fotografare alcune vie della città con le sue case e le sue caratteristiche.
Fotografo ancora una volta gli uomini e le donne con i loro caratteristici vestiti e cerco di capire qualche loro abitudine.
Li osservo mentre parlano in gruppo fra loro nell’attesa
dell’arrivo del loro caratteristico autobus.
Durante il viaggio ci fermiamo presso un negozio di vendita di essenze e profumi, indi riprendiamo ed alle 12.30 siamo di nuovo sulla nave.
Qui vi rimaniamo tutto il giorno, ed alla sera, dopo avere cenato, assistiamo ad uno spettacolo folcloristico di un’attrice che si esibisce nella danza del ventre, e di un attore che improvvisa un ballo nubiano girando su se stesso come fosse una trottola.
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F I L E

 

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Tempio principale dell’isola di File

 

Dedicato ad Iside ed a suo figlio Harpocrate
visto dal Pilone d’entrata largo 43 m. e alto 17 m.
le cui mura sono coperte da rilievi che raffigurano
il faraone che colpisce i nemici di Horus
A fianco dell’ingresso vi sono raffigurazioni di Iside

 

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Chiosco di Traiano

 

padiglione di Traiano,
a forma di portico rettangolare
con quattordici colonne.

 

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F i l e

 

Porticciolo di File

 

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F i l e

 

Ritorno da File

 

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QUARTO GIORNO DI ESCURSIONE

12 Novembre : Isola Elefantina – Mausoleo dell’Aga Kan – Colosso di Abu Simbel – Il Cairo

Sono le ore 07.30 circa. Stiamo salendo sul battello a motore che ci porterà nei pressi dell’isola Elefantina, nelle vicinanze del mausoleo dell’Aga Kan ed in vista dei piccoli villaggi nubiani situati lungo le sponde del fiume.
Dopo circa 10 minuti, e precisamente alle ore 07,40 arriviamo in prossimità dell’isola sulla quale si trova il su citato mausoleo. E’ questo un mausoleo che si erge sul promontorio dell’isola, dominandola dall’alto.
Alla base della collina sta invece la villa dell’Aga Kan, ora occupata dai familiari.
Mentre proseguiamo col battello un ragazzino nubiano, con una sua piccola barchetta, si adagia al fianco della nostra imbarcazione e canticchia per alcuni minuti alcune canzoni italiane, indi se ne va.
Le isole che si vedono in questi posti, con le loro insenature e la loro stupenda flora colorata, danno vita a luoghi veramente incantevoli.
Mentre navighiamo, il nubiano che conduce l’imbarcazione si mette a canticchiare nella sua lingua invitandoci ad imitarlo nel canto. Il che poco dopo avviene. Io stesso, assieme agli altri, canto, divertendomi. A questo punto mi sembra di entrare in un’altra dimensione. Non capisco le parole, ma essendo una canzone melodica mi piace ripeterla.
Anche perchè la sua cadenza e le sue parole mi riportano alla mente i films, che vedevo da ragazzo del mitico Tarzan, ove i portatori negri, al seguito degli esploratori bianchi, cantavano a quel modo. Di questa canzone ho una piccolissima registrazione.
Dopo avere fatto il giro delle isole, e gustato i colori vivi di questo territorio nilotico, ritorniamo alla base.
Più tardi partiamo per l’aeroporto di Assuan, ove prenderemo l’aereo per ABU SIMBEL.
Ad Abu Simbel arriviamo alle ore 13,00.
Qui, tramite un pullman navetta, veniamo portati subito nella zona archeologica.
Abu Simbel, a mio parere, merita più di ogni altro monumento di essere visitato. E’ il luogo e l’immagine più possente di tutta l’archeologia egizia. I colori del cielo, la calma dell’acqua del lago che lo lambisce, il calore vivo del sole ed il deserto che lo circonda, fanno di questo posto un quadro naturale di primitiva bellezza.
E poi vi sono i due maestosi monumenti scavati interamente nella roccia: il primo dedicato a due divinità: Amon-Ra di Tebe e Horakhti di Heliopolis; il secondo dedicato alla dea Hator ed a Nefertari, moglie del re.
Entrambi i templi sono stati fatti costruire dal faraone Ramsete II.
Il primo tempio si compone di una facciata con quattro grandi statue di Ramset II seduto, alte ventidue metri ciascuna.
Ai fianchi di ogni statua e fra le sue gambe, sono scolpite piccole statue dei membri della famiglia reale. La larghezza del tempio, ossia la facciata, è di 54 m.
Si entra da prima in una sala larga 16 metri il cui soffitto è retto da 8 colonne alle quali sono appoggiate statue alte 11 metri ciascuna.
Il soffitto della navata centrale è decorato con avvoltoi, mentre quelli delle navate di sinistra e di destra sono stellati.
Sulle pareti di questa sala vi sono rilievi che raffigurano: a sinistra il re di fronte a diverse divinità, a destra scene di battaglia contro gli Ittiti: battaglia che corrisponde a quella di Kadesh ( anche Qadesh), avvenuta presso il fiume Oronte, nell’attuale Siria, nel 1274 a.C.
A destra e a sinistra di questa sala, vi sono pure 8 ambienti e di fronte, un’altra sala a 4 pilastri.
Oltre questa seconda sala ve n’è una terza, la quale conduce a tre altri ambienti, dei quali, quello di mezzo, è il sacrario dove si trova un altare per la barca sacra.
Nel fondo vi sono quattro statue: Ptah, Amon, Horakhti e Ramsete divinizzato.
Malgrado cerchi di descrivere questo posto nel migliore dei modi, non riesco certamente a fare comprendere la meraviglia di questa grande opera. Per comprenderla bene, bisogna proprio visitarla.
A fianco di questo tempio, sulla destra, ad una distanza di circa cento metri, si erge il secondo tempio: quello dedicato alla regina.
Come se fossero a guardia di questo tempio, vi sono sei statue: quattro rappresentano Ramsete II e due la sua consorte: la bella regina Nefertari.

Questa immagine ? stata ridimensionata. Clicca qui per vedere la foto intera. Dimensioni originali dell’immagine ? 2815 * 2112.

 

Abu Simbel
monumento dedicato a
Amon-Ra di Tebe e Horakhti di Heliopolis

 

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Abu Simbel
monumento dedicato a
dea Hator e regina Nefertari

 

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Per preservare i due templi dalla minaccia delle acque che rischiavano di sommergerli per sempre, in seguito alla formazione del lago Nasser, si intraprese una monumentale opera di smontaggio e trasporto, pezzo per pezzo, dei due templi, che furono rimontati sullo stesso pendio roccioso nel quale erano stati scavati, però a 60 metri più in alto rispetto all’antico livello delle acque.
L’opera di salvataggio dei templi durò dal 1964 al 1968.
Verso le ore 14,00 finita la visita, dopo avere raggiunto
l’aeroporto con il pullman navetta, saliamo su un aereo di linea egiziana, che ci porta nel giro di poche ore alla città del Cairo, ove arriviamo nelle ore serali e dove raggiungiamo un
bell’albergo che ci ospiterà per i prossimi tre giorni.
Alla sera, nel cenare, mi accorgo che il cibo e l’organizzazione della sala pranzo lasciano un po’ a desiderare. Pertanto, anche qui, purtroppo, continuo a mangiare quello che da giorni ho sempre mangiato.
Per di più in questo luogo non riusciamo a farci capire in Italiano, in quanto sul posto nessuno parla la nostra lingua. Non sono proprio giorni felici quelli che trascorreremo in questo albergo.
Il personale addetto al servizio ristoro oltre a non capire la nostra lingua, sembra svolgere il proprio lavoro in modo molto blando, con poco entusiasmo e cura verso i clienti.
Due giorni dopo, poi, quando verrà cambiata anche la nostra brava conduttrice e vi subentrerà un’altra persona, rimpiangeremo molte cose e attenderemo con rassegnazione il viaggio del ritorno.
Il Cairo fondato dagli Arabi nel VII secolo, nel punto in cui il Nilo si allarga a ventaglio per scorrere verso la foce formando un grande delta, è da mille anni il cuore della vita egiziana.
E’ una megalopoli che con i sobborghi comprende oltre 16 milioni di abitanti.
Si estende sia lungo la riva destra del fiume, raggiungendo Heliopolis a nord est, sia lungo la riva sinistra del fiume e sulle isole là esistenti e valica il Nilo su quattro grandi ponti.
Se per certi aspetti è una metropoli un po’ caotica, sovraffollata e piena di traffico, cresciuta a dismisura e deturpata da grandi strade sopraelevate, per altri aspetti è una città piena di fascino, in cui varie civiltà hanno lasciato
un’impronta indelebile nei monumenti, nei palazzi, nelle moschee e nelle chiese.
Piano piano, il Cairo ed un po’ tutto l’Egitto si stanno modernizzando.
Fu Mohamed Ali, eletto governatore dell’Egitto nel 1805, il vero creatore dell?Egitto moderno, il primo sovrano orientale che introdusse la civiltà occidentale nel suo paese.
Egli trasformò l’amministrazione statale eliminando vecchie leggi e introducendone altre sul modello di quelle europee. Aprì dunque le porte dell’Egitto all’Europa.
Dopo la sua morte si avvicendarono diversi regnanti sempre favorevoli alla civiltà europea.
Malgrado tutti questi sforzi di occidentalizzazione, l’Egitto è tuttora un paese a vocazione agricola.
La campagna nilotica da tono all’ambiente con i suoi scorci di fiume, inquadrata dalle palme da dattero, con il ragazzo che pungola il bue che muove la ruota dei canali di irrigazione, i piccoli commercianti che percorrono le vie del bazar portandosi sulle spalle il loro negozio ambulante.
La simbiosi fra campagna e città così stretta che anche nella capitale sono presenti in modo capillare usanze e valori contadini, perchè la città è una minuscola oasi di ordinato logico caos.
E’ tutto un mescolarsi di mondi diversi: lussuose macchine guidate da giovani rampanti, fellah con il loro asino immersi nel caotico traffico automobilistico, autisti di uomini d’affari che dall’alto delle loro lussuose macchine sembrano quasi scivolare silenziosamente nel traffico cairota, lunghi carretti, senza sponda, di frutta e verdura, bancarelle di tutto e di più improvvisate sui marciapiedi, eleganti signore che sembrano uscite da un atelier parigino.
L’Egitto è il paese dove ogni trenta secondi nasce un bambino, non è un paese ricco eppure vi è tutto quello che serve per condurre una vita normale per quel luogo.
E’ senza dubbio un paese di grandi contrasti, di ricchi e poveri, di estremi che si toccano.
In Egitto manca ancora quella quantità di classe media, che come in ogni parte del mondo traina verso l’uguaglianza tutti i diversi ceti sociali.

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QUINTO GIORNO DI ESCURSIONE

13 Novembre: Piramidi di Giza – Sakkara – Piramide di Zozer – Menfi – Cairo Notturno

La sveglia questa mattina viene data alle ore 06,00.
Dopo avere bevuto un bicchiere d’aranciata per colazione, salgo sul pullman che si dirige nella zona dellePiramidii
in località di Giza, ove giungiamo alla ore 07,30.
La visione di questi monumenti è grande.
In luogo si ammirano soprattutto le tre maggiori piramidi di tutto l’Egitto: quella di Cheope, che misura 146 metri ed è la più alta, quella di Chefren che misura 143 metri, ma che essendo stata costruita su un terreno rialzato appare la più alta, e quella di Micerino che è la più piccola.
Se la visione delle piramidi è bellissima, quello che sta attorno alle stesse lo è molto meno.
Infatti, anche qui come altrove, le persone che vendono i souvenir o che chiedono di far fare fotografie sui loro cammelli o vicino ai loro cammelli, sono molto invadenti.
Non lasciano il tempo di guardare bene e di meditare con calma sulla grandezza dei colossi archeologici. Il loro schiamazzo ed il relativo comportamento sembrano dare vita ad un enorme bazar.
Inoltre da alcuni lati delle piramidi, le abitazioni dei cittadini essendo state costruite troppo vicine alle piramidi stesse, tolgono, a chi le guarda, la sensazione storica e secolare del luogo.
Solamente più tardi vedendole da un altro lato, e cioè dalla parte retrostante ovvero da ovest, posso notare quello spettacolo di magnificenza che il turista cerca ed ammira, in quanto le si vede solamente immerse in un immenso spazio di deserto senza alcuna abitazione.
Dopo avere fatto varie foto e girato qualche filmino, decido, assieme ad altri amici turisti di entrare in una delle piramidi. Non potendo entrare in quella di Cheope perchè è chiusa ai visitatori, entro in quella centrale, ovvero in quella di Chefren. L’entrata con il corrispettivo corridoio che imbocco sono alquanto bassi, per cui, come tutti gli altri, anch’io mi devo piegare un po’ sulle ginocchia e camminare con la schiena curvata. Alla fine, dopo qualche decina di metri, arrivo in una stanza ove esiste un sarcofago, ora vuoto, ma che a suo tempo conteneva il corpo del faraone Chefren.
Questo regnante, appartenente alla IV dinastia, comandò fra il 2558 e il 2532 a.C., ed era uno dei figli di Cheope.
Una volta uscito dalla piramide, decido, assieme a Serafina, di entrare nel museo della barca posto ai piedi della piramide di Cheope, il cui ingresso mi viene agevolato grazie all’acquisto del biglietto da parte della nostra conduttrice, che si trova nei pressi proprio in questo momento.
Il museo della barca contiene una barca funeraria che doveva servire al faraone Cheope per effettuare il viaggio verso
l’aldillà. Questa barca, come tante altre, era stata seppellita presso la piramide ed è stata scoperta e portata alla luce nel 1954. Assemblata è lunga circa 42 metri.
Sul suo ponte è posta un’ampia gabina sistemata poco oltre il centro della barca. Il tetto è sostenuto da colonne a forma di palma.
Il legname è tenuto assieme da chiodi di legno e corde. Nella sala del museo sono prodotte, in apposite cornici, le fotografie scattate al momento della dissepoltura dalla sabbia del deserto nonchè quelle relative alla sua ricomposizione naturale.
Appena usciti da questo museo, non posso non guardare ancora una volta la possente piramide di Cheope.
Questo monumento è l’opera architettonica più grandiosa del mondo storico.
Come tutte le piramidi l’ingresso è collocato nella facciata nord. Anche in questa piramide per arrivare alla camera sepolcrale si è costretti a camminare quasi ripiegati su se stessi.
Il sarcofago quando venne scoperto era vuoto.
Sino ad oggi la mummia non è mai stata trovata, ne si sa che fine abbia fatto il coperchio del sarcofago.
Cheope, padre di Chefren, era anch’egli un regnante della IV dinastia ed ha regnato dal 2589 al 2566 a,C.
Un ultimo dato sulle piramidi riguarda quella del re Micerino, anch’egli della IV dinastia, la cui costruzione iniziata al tempo del suo regno 2532 – 2504 a.C., venne terminata dopo la sua morte.
Questa piramide è più piccola delle altre e misura circa 62 metri di altezza.
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Dopo avere visitato le piramidi ci dirigiamo col pullman verso la Sfinge.
Sul pullman mi viene spontaneo, appena noto questo nuovo capolavoro, di fotografarlo.
Questa fotografia, purtroppo, è l’ultima fatta in quel giorno, poichè al momento in cui giungo davanti alla sfinge e cerco di fotografarla, mi accorgo che proprio in quell’istante la batteria della macchina fotografica si è scaricata.
Rimango male e deluso.
Rimango male e deluso soprattutto per due motivi: il primo per non avere potuto esaudire la richiesta di mia figlia Paola, la quale, la sera prima, mi aveva accennato telefonicamente di desiderare di poter avere una fotografia dei suoi genitori scattata davanti a questa grandiosa opera, il secondo perchè non posso nel pomeriggio di oggi, effettuare una fotografia alla piramide di Zozer, alla quale ci tenevo moltissimo.
Tutti i giorni ho sempre avuto con me le batterie di scorta, purtroppo oggi, dalla premura, le ho dimenticate in albergo. Proprio oggi! Deluso me la prendo un po’ con me stesso.
Grazie a Dio sul pullman istintivamente ho scattato una fotografia alla sfinge, quindi mi accontenterò di questa.
Seppur rattristato dell’accaduto, ammiro questo capolavoro posto proprio in linea con la piramide di Chefren, della quale sembra essere il suo guardiano.
La sfinge con la sua forma di leone e la testa da faraone, sembra che rappresenti proprio Chefren e che sia stata fatta costruire da lui stesso.
La sfortuna apparsa in questi momenti continua.
Stiamo per lasciare, io e Serafina, il sito archeologico per recarci a prendere il pullman, quando non vedendo più alcun nostro conoscente turista, capiamo che ci siamo smarriti.
Di solito seguiamo gli altri, ma ora non si vede nessuno e noi non sappiamo dove si trova il parcheggio del pullman che ci sta attendendo.
Ad un tratto in lontananza vedo passare altri pullman, per cui penso che il posteggio che cerchiamo sia la vicino.
Quindi iniziamo a dirigerci verso quel luogo, anche se non ne sono proprio convinto.
Per arrivare in quel posto bisogna oltrepassare un cancello a guardia del quale vi è un militare.
Passato io solo il cancello, capisco subito che quello non è il posto e decido di ritornare.
Il militare, però, a gesti e gridando, non mi vuole più fare retrocedere.
In tale modo io rimango da una parte della ferrata e Serafina dall’altra.
Cerchiamo di fare capire alla guardia il nostro errore e che io e mia moglie, che si trova dall’altra parte del cancello, siamo turisti italiani che ci siamo smarriti ed ora stiamo cercando il pullman per fare ritorno in albergo.
Non c’è verso che tenga.
Lui non capisce noi e noi non capiamo lui.
Insistiamo, ma non c’è proprio nulla da fare.
Cominciamo a vedercela brutta.
Anche perchè li attorno vi sono persone diverse da noi e non riusciamo a colloquiare.
Ad un certo momento, però, anche qui è il caso di ripetere grazie a Dio, appare una persona distinta di colorito chiaro, la quale, capendo la nostra situazione, ci indica in italiano la posizione del pullman, indi rivolto al militare in lingua egiziana mormora alcune parole.
A questo punto il militare, seppure con un po’ di rabbia in corpo, apre il cancello e mi lascia passare.
Una volta al di là del cancelletto raggiungiamo il pullman che ci sta attendendo.
Qualche ora prima un’altra turista del gruppo si era persa nella zona, ma avendo con se il telefonino le era stato più facile ricongiungersi.
Quando poi più tardi transitiamo col pullman davanti a quel posto e rivediamo il “militare testone”, in cuore mio qualche paroletta gliela vorrei gridare, ma poi lascio perdere e penso ad altro.
Lasciato le piramidi, il pullman ci porta in un vicoletto posto nelle vicinanze.
Con la nostra guida entriamo in un negozio di ritratti raffigurati su papiro, ove dopo avere appreso come si confeziona la carta di papiro partendo dalla sua pianta, acquistiamo, come fanno altri, una stele di papiro riportante la figura alata di una determinata dea.
L’immagine, ci è stato poi riferito è della dea Iside.
Più tardi riprendiamo la marcia col pullman ed arriviamo ad un ristorante posto sulla strada che dalla località di Giza porta a quella di Sakkara.
Qui sostiamo circa un’ora per il pranzo, indi riprendiamo il viaggio, per giungere non molto tempo dopo a Sakkara, ove purtroppo non funzionandomi la macchina fotografica non posso riprendere la sognata piramide di Zozer: peccato perchè,
come dianzi accennato, ci tenevo molto.

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Si, ci tenevo veramente molto ad avere un ricordo visivo di questo monumento, ritenuto uno dei più antichi dell’Egitto e capostipite di tutte le piramidi.
Non potendolo fotografarlo, sono riuscito però ad imprimermelo bene nella mente, per cui, ogni volta che penso a quel posto, rivedo esattamente la figura di quella piramide proprio come l’ho vista realmente.
Naturalmente l’immagine della stessa, che mostro in questo racconto, non fa parte di alcun delle mie personali fotografie.
La piramide a gradoni rappresenta la tomba del re Zozer, che fu il più importante faraone della III dinastia e che regnò dal 2668 al 2649 a. C.
E’ la più antica piramide che si conosca ed è la più grande costruzione in pietra del mondo.
Antecedente a questa piramide, la tomba dei faraoni era costituita da una mastaba in mattoni.
L’artista che ha fatto eseguire questo complesso fu il capo architetto del re. Il suo nome è: Imhotep, che fu divinizzato dopo la sua morte e ricordato dal popolo come il saggio per eccellenza.
La struttura, all’inizio, nacque come mastaba, poi in diverse fasi fu innalzata e strutturata come ancora oggi la si vede.
E’ considerata come una pietra miliare sull’evoluzione
dell’architettura.
Ancora oggi si può ammirare il complesso dei grandi cortili e degli edifici che la circondavano.
Tutto l’insieme copre un’area di 15 ettari.
La cinta muraria era alta 10 metri e lunga da sud a nord 547 metri e da est ad ovest 279 metri per una lunghezza totale di circa due chilometri.
I visitatori entrano attraverso l’ingresso originale, poi oltrepassato un corridoio formato da alte colonne, arrivano nel cortile ove si erge la piramide ed ove ancora oggi si può notare la cinta muraria che limita il cortile nella parte sud.
Lasciata la zona su citata, ci dirigiamo ora in quella che una volta era la località di Menfi e che purtroppo oggi non vi è più nulla.
Menfi, per lungo tempo, fu la più antica capitale dell’Egitto. Secondo la leggenda Menfi fu fondata da Menes, o Narmes, faraone della prima dinastia, l’unificatore del paese, ovvero colui che unì l’Alto ed il Basso Egitto.
Nelle vicinanze di questa località vi è un museo ove si trova giacente una grande statua di Ramsete II, che si può ammirare in tutta la sua lunghezza.
Nel cortile accanto vi è una interessante statua in alabastro rappresentante la sfinge.

SAKKARA

 

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La piramide di Zozer

 

La piramide a gradoni
ovvero
la piramide più antica

Dopo questa visita si ritorna al Cairo presso l’albergo che ci ospita. Più tardi viene fornita la solita cena e poco dopo si parte di nuovo in pullman per visitare alcuni punti del Cairo di notte.
Durante il primo pezzo di percorso, transitiamo davanti ad un grande cimitero nel quale vi abitano intere famiglie.
Sono famiglie composte da persone molto povere ed in buona parte provenienti dal Sinai, riparate in Egitto dopo che quella terra era stata occupata dagli Israeliani durante la guerra dei sei giorni avvenuta nel 1966.
Famiglie stabilite provvisoriamente in questo cimitero, in attesa di trovare altri posti, ma che poi, forse per l’incuria burocratica della pubblica amministrazione, hanno dovuto stabilirsi definitivamente.
Certo è molto strano vedere, soprattutto di notte, in un cimitero, delle abitazioni con le finestre aperte ove chi passa può guardare la televisione accesa.
La località cimiteriale è conosciuta come la città dei morti e la povertà che si vede è sconcertante.
La prima sosta del pullman avviene su un lungo e rettilineo viale: è il posto dove l’ex presidente dell’Egitto, Sadat, durante una festa militare venne ucciso da integralisti islamici.
Sul luogo esiste anche un monumento al milite ignoto ove lo stesso personaggio è stato sepolto.
Sadat è stato un uomo politico e militare egiziano, nonchè presidente della repubblica dall’anno 1970 all’anno 1981.
Durante la seconda guerra mondiale fu imprigionato dagli Inglesi perchè chiedeva aiuto alle forze italiane e tedesche per potere espellere dall’Egitto le forze di occupazione britanniche.
Nel 1973, assieme alla Siria, guidò l’Egitto nella guerra detta
” del Kippur ” contro Israele, tramite la quale l’Egitto riuscì a recuperare buona parte del suo territorio: la zona del Sinai.
La seconda fermata avviene invece nei pressi di un ponte sul Nilo, ove la nostra guida desidera che percorriamo a piedi questo pezzo di strada per ammirare meglio le luci della città.
Mentre stiamo camminando sul ponte notiamo due novelli sposini, molto giovani, i quali circondati da conoscenti e familiari stanno effettuando delle fotografie.

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Serafina all’improvviso, da buona siciliana, amante delle cerimonie nuziali, esclama: – gli Sposi! – gli Sposi!
Poi prendendomi per mano, mi trascina verso gli stessi chiedendomi di fotografarli.
Le persone che circondano questi sposi, al nostro improvviso avvicinarsi, rimangono un po’ stupite, specialmente le tre o quattro ragazze vestite in nero che ci guardano perplesse.
Da parte mia, rimango anch’io un po’ perplesso, specialmente sul da farsi, poichè non conoscendo le loro usanze non vorrei creare qualche problema .
Poi visto che Serafina insiste tanto perchè li fotografi, chiedo in qualche modo, cercando di farmi capire, di potere effettuare loro una foto.
Francamente non capisco cosa rispondono, ma visto che stanno sorridendo, esaudisco quanto richiesto da mia moglie.
La cosa però non termina qui, perchè la stessa, dopo essersi avvicinata agli sposi, mi chiede di scattarne un’altra, cosa che io faccio.
Indi tutti sorridenti, senza che nessuno delle parti capisca quello che sta dicendo l’altra, ci salutiamo con la mano.
Sono le ore 20,31
Il Cairo di notte, almeno per quei posti che riusciamo a visitare, è una città piena di fermento: le vie e le piazze brulicano di persone, mentre i numerosissimi negozietti offrono le loro mercanzie ai lati di strade alquanto rumorose.
Il Nilo è costeggiato da case ben illuminate e da vari grattaceli che si mostrano in tutta la loro bellezza.
Sfolgoranti sono anche le luci delle navi che sostano sulle rive del fiume e si specchiano nell’acqua.
Su queste navi, ben arredate, si pranza e si cena avvolti da una particolare atmosfera di viva allegria.
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SESTO GIORNO DI ESCURSIONE

14 Novembre : La Cittadella – Il Museo Egizio – Mercato di Khan El Khalili – Le Piramidi di notte.

Il mattino alle ore 07.07 arriviamo col pullman alla Cittadella
E’ questa una località del Cairo, formata da una fortezza militare giacente su un’altura costruita anticamente dagli arabi in difesa delle antiche Crociate cristiane.
Essa fu fatta costruire dal ” feroce ” Saladino nel 1176 d.C.
Nel giro dei secoli fu occupata da diverse dominazioni straniere a causa della sua strategica posizione militare.
Entro le sue mura si erge una magnifica moschea visitata giornalmente da parecchi turisti.
La moschea fu costruita attorno al 1830 da Mohammed Ali, che li fu sepolto.
La costruzione, vista dall’esterno, appare come un insieme di grandi cupole contornate da torri tipiche dei muzaidin.
Il complesso è rotondo ed armonioso mentre la facciata è circondata da varie colonne.
Prima di entrare dobbiamo indossare una specie di parascarpe voluto dagli usi della religione islamica.
All’interno della moschea il luogo è molto suggestivo e pieno di luci con lampadari sfavillanti.
I mobili sono intarsiati e le pareti colorate da mosaici.
Per terra vi è un grande tappeto rosso che copre tutto il pavimento.
Alle pareti, arricchite di colori, all’incontrario delle chiese cristiane, non vi è alcuna immagine sacra.
Il giardino annesso è molto semplice e dal posto si può osservare una buona parte del panorama cittadino.
Vi è anche un cortile con all’interno una piccola costruzione rotonda recintata che dovrebbe corrispondere a qualcosa di sacro per l’Islam che io sinceramente non riesco in alcun modo a documentarmi per il poco tempo a disposizione.

…………
Solo alcuni giorni dopo, una volta ritornato a Milano, alcuni amici egiziani mi hanno comunicato che essa rappresenta l’esterno della tomba nella quale è sepolto Mohammed Ali.

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CAIRO

 

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Moschea della cittadella
( parte esterna )

 

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Moschea della cittadella
( parte interna )

 

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Moschea della cittadella

 

( parte interna )

 

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Moschea della cittadella

 

( Tomba di Alì Pascià )

 

Finita la visita alla moschea, alle ore 08.10 ci dirigiamo verso il Museo Egizio.

Durante il percorso passiamo dinnanzi ad altre splendide moschee di nuova costruzione che danno un senso di ricchezza di ordine e di pulizia
Attraversiamo anche interi quartieri cittadini molto poveri ed antichi che sembrano essere messi lì per rappresentare la vetustò, la povertà e la miseria di quei luoghi.
Alle ore 10,00 circa arriviamo al Museo Egizio.
Prima di entrare, la nostra Hoda ci consegna alcune cuffie auricolari, specificandoci che servono per udire la sua voce nel momento che spiegherà, poichè all’interno del museo, essendoci tantissimi visitatori che parlano forte, non la sentiremmo bene.
Il Museo Egizio è il museo più importante del mondo per la quantità ed il valore dei suoi reperti archeologici inerenti la civiltà egizia. L’edificio che espone i reperti risale al 1900.
In precedenza i reperti erano collocati in piccoli edifici che cambiavano continuamente con l’aumentare delle scoperte archeologiche.
La visita limitata per il tempo a nostra disposizione non ci mette in grado di prendere visione di tutti i capolavori che gradiremmo vedere: ci accontentiamo pertanto di ammirare quello che è possibile.
All’entrata del museo ci troviamo di fronte l’atrio. Ove sono raccolte antichità di varie epoche, fra queste: due navi funebri in legno e la statua colossale di Amenhotep III con la moglie e le figlie. ( Questo faraone l’abbiamo già ammirato nelle due statue rappresentanti ” I Colossi di Memnone “, all’inizio del nostro racconto ).
Al piano terreno troviamo ” la paletta di Narmer” , sulla quale il re Narmer o Menes è rappresentato come il sovrano che combattè per unire l’Alto ed il Basso Egitto.
Questa tavoletta celebrativa della I° dinastia, è uno dei più antichi documenti storici esistenti ed ha una grandissima importanza. Sempre al piano terreno vi è la statua del re Zozer della III dinastia ( quello della piramide a gradoni di Sakkara che non ho potuto fotografare perchè si era scaricata la batteria ).
Vi è poi la triade del re Micerino ( il re costruttore della terza piramide di Giza, accanto a quella di Cheope e di Chefren ), raffiguarante il sovrano fra due dee.
Infine troviamo la statua del nano Seneb con la sua famiglia: Seneb era il capo dei nani presso la corte del faraone.
Al primo piano esiste la magnifica collezione archeologica di Tutankhamon (l’ultimo re di cui si è trovato la tomba nella Valle dei Re: tomba recuperata completamente intatta e piena di oggetti d’oro ). Fra i moltissimi pezzi collezionati vi sono: i sarcofagi d’oro ed i gioielli del re. Nella sala centrale vi è esposta anche la sua maschera d’oro massiccio pesante ben 11 Kg che copriva il volto della mummia reale. Sono poi esposti un carro da cerimonia, tre letti funebri d’oro, tavolette da gioco in avorio, il suo trono, ecc.
Nel museo troviamo anche la statua di Keope, alta 7 cm. e la statua di Kefren ( i re che fecero costruire, nella piana di Giza, le due più alte piramidi d’Egitto e delle quali abbiamo già parlato).
In una sala appartata vi sono esposte varie mummie, fra le quali figura quello di Ramsete II.
Nell’elenco della visita potremmo inserire ancora moltissimi pezzi osservati, ma purtroppo diverrebbe una cosa troppo lunga da elencare, per cui ci fermiamo qui.
Quando usciamo dal museo sono le ore 12,30 ed è già pronto il nostro pullman per portarci a pranzo.
Pochi minuti dopo infatti saliamo su una motonave attraccata alla riva del Nilo in piena città, ove consumiamo il nostro pranzo. Il mangiare , naturalmente, è sempre il medesimo.

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C A I R O

 

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Museo Egizio

 

( Salone al piano rialzato )

 

 

Museo Egizio

 

( Maschera di Tutankhamon )

 

 

Museo Egizio

 

( Trono di Tutankhamon )

Nel pomeriggio ci rechiamo al mercato di Khan El Khalili, uno dei mercati più caratteristici d’Egitto.
Il luogo ove si svolge, racchiude un insieme di vie e di vicoli pieni di negozietti, nonchè di vari laboratori artigianali nascosti nei cortili adiacenti: il tutto circondato da un indescrivibile insieme di odori, di colori e voci che creano un’atmosfera veramente da Bazar.
In questo posto, mediante trattative, Serafina acquista, a modici prezzi, tre piramidi in onice, due collane di pietra ed un bracciale.
Usciti dal mercato, salutiamo Hoda che ci lascia. Al suo posto subentra un altro conduttore: un ragazzo, il quale, questa sera, ci accompagnerà presso le piramidi di Giza per assistere ad uno spettacolo di suoni e luci, cioè ad una manifestazione culturale e folcloristica basata sul racconto della storia legata a quella delle piramidi.
In effetti il tutto consiste nel proiettare, di volta in volta, una luce intensa su una o più piramidi e sulla sfinge, raccontandone la storia collegata soprattutto agli avvenimenti arcaici egizi del passato, nonchè a quelli succeduti più tardi, come l’occupazione romana, la dominazione degli arabi, le crociate dei cristiani e da ultimi quelli delle imprese napoleoniche durante la campagna d’Egitto.
Lo spettacolo è bello e significativo. Fa però un grande freddo tanto è vero che ci sentiamo tutti intirizziti.
Quello che a me personalmente colpisce sono i momenti in cui, fra una luce e l’altra, fra un racconto storico e l’altro, si spengono le luci e tutto cade in un profondo silenzio.
Eì allora che si mostrano queste meravigliose opere in tutta la loro maestosità avvolte da un’ombra di mistero.
Sono proprio queste immagini e questo profondo silenzio che mi danno la possibilità di meditare e di farmi sentire catapultato indietro nel tempo.
E’ il momento in cui percepisco meglio la presenza invisibile di tutta la storia egizia.
Ho fatto varie foto, ma col buio nessuna di esse è riuscita bene. Ad ogni modo, anche di queste immagini, come quelle viste a Sakkara presso la piramide a gradoni di Zozer, o quelle della Valle dei Re che non ho potuto fotografare, le ho scolpite nella mente, ed a ogni mio richiamo essi mi appaiono quasi visibilmente.
Nell’allontanarci dal posto, vedo il luogo ove il giorno prima ci siamo imbattuti in quel militare che mi vietava di oltrepassare il cancello per ritornare al pullman. Adesso che conosco meglio quel luogo, mi sento più tranquillo e non provo più alcun rancore verso di lui per la sua testardaggine.
Durante il ritorno ci imbattiamo più volte in manifestazioni di entusiasmo sportivo da parte di giovani egiziani tifosi di calcio per la loro nazionale.
Gli stessi sono in festa per la vittoria che la loro squadra ha riportato su quella dell’Algeria.
L?entusiasmo è veramente grande. In questo istante mi rammento delle tifoserie milanesi, o meglio di quelle di tutte le città della nostra penisola quando vince l’Italia.
Stesso entusiasmo e stessa felicità. E direi anche medesimi segni di pazzia collettiva, anche se comprensibile.
Code di macchine ferme. La gente in mezzo alla strada che sventola la bandiera. Tutto il traffico è in tilt. Proprio ora mi rendo conto che tutto il mondo è uguale.
Anche se questa vittoria non è sufficiente per la qualificazione al campionato africano, in quanto l’Egitto ha segnato meno reti di quello che doveva segnare per essere ammesso alle finali, i tifosi festeggiano lo stesso con grande gioia quella che per loro è stata una vittoria. Una vittoria, però, che si è rivelata essere la ” Vittoria di Pirro “, di romana memoria.
E con questa ultima uscita notturna stiamo finendo la nostra gita. Domani torneremo in Italia. Assieme a questo pensiero, una volta arrivati in albergo, ce ne andiamo a dormire.Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. E noi, ora stiamo arrivando alla fine del viaggio.
Un viaggio che ci ricorderemo per sempre: con le sue immagini e con le sue emozioni

*

 

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IL RITORNO

15 Novembre : Cairo – Aeroporto Malpensa – Milano

Il mattino seguente, non avendo ormai altre escursioni da fare, ci alziamo un po’ più tardi.
Depositiamo le valige nel posto che ci indica la direzione
dell’albergo e in attesa che arrivi il pullman che ci porterà
all’aeroporto per il ritorno in Italia, io e mia moglie decidiamo di andare a visitare un centro commerciale adiacente al nostro albergo.
Non l’avessimo mai fatto.
Come entriamo e facciamo passare i piccoli bagagli che portiamo con noi, consistenti in una borsetta di Serafina ed alcuni sacchetti di plastica semi vuoti, nella macchinetta del metal detector, posto all’entrata del centro commerciale, questa si mette a suonare.
Intervengono immediatamente le persone preposte alla sorveglianza e, fra una cosa e l’altra, ci tengono fermi per circa dieci minuti.
Purtroppo, non capendoci linguisticamente, non riusciamo a parlarci come si dovrebbe. Il capo guardia nel frattempo si mette a telefonare, prima in un posto e poi nell’altro, per chiedere disposizioni in merito.
Noi siamo in pena, non tanto per quello che sta succedendo perchè immaginiamo che tutto si risolverà per il meglio, ma perchè fra poco arriverà il pullman che ci deve accompagnare all’aeroporto e non sappiamo cosa può succedere se non ci trovano.
Alla fine, il capo guardia ci consegna i nostri piccoli bagagli ed afferma ( se abbiamo capito bene ) che hanno preso un pezzo smontabile di un legnetto che avevamo con noi per una telecamera nascosta. Mah! E pensare che era solo un pezzo dell’archetto comperato nell’isola di File.
Una volta lasciati liberi entriamo nel centro commerciale, ma poi subito dopo ne usciamo e più tardi saliamo sul pullman diretto all’aeroporto.
Altro inconveniente avviene all’aeroporto, dove ci accorgiamo che presso i cecchin i pesa bagagli non sono esatti.
Molti di noi avevano pesato le valigie in albergo ed il peso risultava inferiore a quello che risulta ora in aeroporto.
Purtroppo, pur lamentandoci, molti di noi pagano il sovrappeso. Le lamentele non servono a nulla.
Finalmente, dopo qualche altra peripezia in aeroporto, si sale sull’aereo diretto a Milano.
Il viaggio di ritorno è tranquillo.
I vari passeggeri si scambiano l’indirizzo l’uno con l’altro, e promettono fra loro che si incontreranno di nuovo in qualche altra tournee turistica.
Una certa emozione la proviamo quando dall’aereo si incomincia ad intravvedere in basso la figura delle coste e dei rilievi dell’Italia.
Le varie luci sottostanti che osserviamo ci segnalano le diverse città del nostro paese. Cominciamo a sentirci in patria.
Alle 19,00 circa si giunge all’aeroporto della Malpensa.
La prima cosa che osserviamo, una volta arrivati, è che il bel sole d’Egitto ha ormai lasciato il posto al freddo e piovoso clima del nostro paese. All’uscita dell’aeroporto, incontro mia figlia Paola che ci abbraccia, ed il mio amico Marcello che ci saluta e ci fa salire sulla sua auto con direzione Milano.
Marcello, fra l’altro, è il primo amico che ho conosciuto, all’età di dodici anni, allorchè, dopo avere lasciato le località virgilliane di Mantova, venni ad abitare a Milano.
Anch’egli, mio pari, è un amante della storia e dell’archeologia.
Alle ore 21,00 circa, l’automezzo si ferma davanti alla nostra casa.
Il viaggio è terminato.
*
F i N E

 

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